La città che fermò Annibale e che salvò Roma si trova in Ciociaria: Fregellae

febbraio 14, 2019 2 Di Alex Vigliani

Fregellae probabilmente fondata dagli Osci, poi conquistata dai Volsci e in seguito città tra le più importanti dell’epoca repubblicana. Siamo ad Arce e per un tratto anche in territorio di Ceprano, entrambe provincia di Frosinone e di due nemmeno l’una: che vuol dire?
Che la visita agli scavi archeologici di Fregellae non è cosa quotidiana, non è sito sempre aperto e non esiste un’accoglienza che sia tale.
Questo perché? Senza voler calpestare l’orgoglio di nessuno, facile è dire che siamo in Ciociaria e qui si perde più tempo a discutere di confini storici piuttosto che a promuovere quel che si ha e di farlo conoscere, mettendolo a sistema e quindi proponendolo ai turisti.
Tralasciando la polemica, Fregellae però resta ed è un sito davvero raro e unico. Resti, tanti, di una città che fu importantissima in epoca repubblicana, storicamente potente e che nel 212 A.C., fedele a Roma, si oppose ad Annibale fermandone l’avanzata distruggendo il ponte sul Liri e combattendo senza eguali.
La forza e l’importanza di Fregellae la si deve alla posizione: importante perché sulla via di comunicazione verso Roma. Sui testi storici si rileva il ruolo di portavoce delle colonie presso il Senato di Roma, uno squadrone scelto di cavalleria detta turma fregellana e formata da quaranta aristocratici fregellani aveva funzione di guardia del corpo dei consoli e soprattutto e come già detto fu fedele a Roma fronteggiando l’avanzata di Annibale nel 212 a.c.
Si aggiunga a questo la ricchezza dell’essere in punto di forzato passaggio. Tutti dovevano passare da Fregellae, tutti a Fregellae dovevano dazio, posizionata strategicamente su quella via latina che era arteria principale.
In seguito, però, la città di Fregellae si ribellò contro le politiche di Marco Fulvio Flacco – alleato dei gracchi – il quale voleva estendere i diritti politici romani a tutti gli italici.
La rivolta venne sedata, i riottosi deportati a Roma e condannati a morte.
E la città? Fu distrutta e maledetta. Distrutte le conduttore dell’acqua e sul suolo coltivabile, come fu per Cartagine, venne sparso il sale.
Tutto quello che prima era Fregellae venne dal magistrato romano indicato come maledetto invocando divinità ctonie e nessuno vi avrebbe fatto più ritorno. Così i fregellani che nella rivoltà erano rimasti fedeli a Roma, vennero spostati dall’altro lato del Liri, nella nuova città: Fabrateria Nova che da Fregellae dista davvero pochi chilometri, sebbene sia stata ancora oggi poco esplorata. Dal suolo che fu di Fabrateria Nova sono state ritrovate strutture e vie principali nonché, ma visibile solo dall’alto, un anfiteatro oggi trattenuto dal proprietario del terreno che non ne vuol sapere di lasciar andare l’incredibile reperto.
Tornando a Fregellae e al parco archeologico. Ad oggi cosa resta? Sebbene appaiono ampi gli spazi degli scavi archeologici in seno a Fregellae, tanti i reperti a impreziosire il museo sito in Ceprano, ancora molto dovrà essere esplorato, ancora molto c’è da ricostruire sulla storia di questa città che forse fu punita con tanto veemenza perché divenuta grande e politicamente troppo importante.
Un luogo sicuramente da visitare e conoscere.