Tra spionaggio, misteri e realtà: la tragedia di “Fossa Susanna” a Veroli, Prato di Campoli.

settembre 6, 2019 0 Di Alex Vigliani
— Di Alex Vigliani

Quanta storia, quanti destini si sono intrecciati tra le asperità montane della Ciociaria, nelle sue verde valli o nei suoi centri cittadini. A ogni passo ne è piena questa terra!
E così, poco prima di giungere sulle alture di Prato di Campoli, Veroli, piena Ciociaria ai piedi dei 2000 metri dei monti Passeggio e Pizzo Deta c’è un sentiero, segnalato da una classica bacheca di legno, che porta a una radura con un laghetto nel mezzo.
Qui c’è un cippo con un’elica conficcata e una targa. Il luogo, che si raggiunge seguendo le indicazioni per “Ca(s)cata di lupo”, fu difatti teatro, il 25 maggio del 1932 giorno di Santa Salome, di un terribile incidente aereo che vide perire i due coniugi Suzanne Sarah Picard e Alfred Isaak Lang Willar – cugino di Louuis Dreyfus – mentre erano in viaggio verso Marsiglia. Con loro i due assi del cielo Marcel Francois Goulette temerario della grande guerra e autore di grandi imprese e l’astro nascente dell’aviazione, suo secondo, Lucien Moreau.
In ricordo dell’incidente, da qualche giorno dopo la tragedia, il posto e il lago a esso attiguo presero il nome di “Fossa Susanna”.

Tuttavia nell’immaginario collettivo sono stati tanti i quesiti e ancor più le suggestioni per una vicenda che per casistica numerica e fatalità ha stimolato, e di molto, l’immaginazione di tanti.
La prima curiosità di questa vicenda che finì per porre Veroli al centro del mondo, riguarda forse il fatto più attinente e reale, verità storica inconfutabile al netto degli intrecci politici possibili, plausibili o meno. Pochi giorni prima dell’incidente aereo, difatti, i due coniugi, ci racconta Stefano Magliocchetti nel suo libro “La Femmina Morta”: erano scampati al naufragio del transatlantico francese “Geoges Philippar”, il cui improvviso incendio, al largo delle coste della Somalia, mai chiarito quanto alle cause, trascinò in fondo all’oceano un noto giornalista, Albert Londres, autore di inchieste internazionali molto scottanti, ma non Alfred e Suzanne che, ottimi nuotatori, non solo riuscirono a raggiungere una nave sovietica accorsa in aiuto (o che li seguiva secondo altre tesi), ma anche a mettere al sicuro la loro macchina fotografica, con la quale, dalla nave sovietica, scattarono numerose foto alla nave francese che affondava.

A rimestare nel torbido con intrecci da libro giallo ci sarebbero le amicizie passate di Lang Willar con Trockij, si parla addirittura di un ministero delle finanze offertogli, che fanno il paio con le competenze del padre di Suzanne tra i fondatori de L’Humanité, quotidiano del partito comunista francese e, quindi, non solo benestanti coniugi – comunque con aderenze con la finanza mondiale – in viaggio di ritorno verso Marsiglia.
Un’altra teoria, affascinante e cinematografica, tuttavia poi screditata dal figlio stesso della coppia, li vorrebbe spie al servizio della Francia e depositari di chissà quali segreti oltre a quelli riferibili all’affondamento della Philippar di cui, erano, lo ricordo, testimoni e ovviamente superstiti.

Tutto qui? Nemmeno per sogno. La fantasia, nel fitto bosco dei misteri, tra le radure degli Ernici che pure erano state crocevia di storie brigantesche, vanno a rincorrere casistiche numeriche di sicuro suggestive.
Innanzitutto la data della morte: 25 maggio giorno in cui ricorrono i festeggiamenti per la Santa Patrona di Veroli: Santa Salome, la quale si rammenta negli scritti, prima di andare a morire a Veroli si era recata a Marsiglia (l’aereo come detto era diretto nella città francese) con una sua ancella di nome Sarah – secondo nome di Suzanne.
Una coincidenza, chiaro, ma abbastanza forte da stimolare la fantasia.
Come se non bastasse, come se il destino o chi per lui non avesse ancora giocato tutte le sue carte, il corpo della povera Suzanne Sarah sarà ritrovato in località “Femmina Morta”, luogo già così denominato ancor prima dell’evento.
Il luogo appare di sicuro carico di emozioni. Immerso nel silenzio, con un piccolo acquitrino a rendere il paesaggio degno di un serial e, forse, anche per questo luogo di viaggi immaginari tra misteri e casualità.

Ultima nota, forse tra le più importanti di tutta la vicenda, a recarsi per primo sul luogo del disastro fu un uomo umile, tale Giovanni Scaccia detto “Ciambeghetta” da Veroli, il quale ebbe la dignità, la lealtà e di certo l’onore di non toccare nulla dei tanti gioielli e denari che i coniugi stavano trasportando verso Marsiglia e che giacevano sparsi tutto intorno, tra gli alberi e le radure insieme ai pezzi dell’aereo e ai corpi straziati.

Chi erano i due grandi aviatori periti e quale importanza hanno avuto nella storia?

Goulette, nativo della città di Charmes, nella Lorena, era sopravvissuto non solo alla Prima Guerra Mondiale ed agli ardimentosi combattimenti, affrontati con coraggio e disprezzo per il pericolo, ma anche alle imprese aviatorie degli ultimi suoi 15 anni di vita, durante i quali riuscì a trasvolare, con il suo Farman, il deserto del Sahara e buona parte dell’Africa, fino a mete all’epoca impensabili o, comunque, di notevole difficoltà.

Lucien Moreau, nato a Bellaing, piccolo paese di provincia, ancora più a nord, nella Francia, destinato a rinverdire gli allori del mitico Roland Garros, altro aviatore caduto nella Grande Guerra, e dallo stesso Marcel Goulette, insieme al quale, per la prima volta, si era imbarcato per percorrere la difficile rotta da Parigi a S.Vito dei Normanni e poi Salerno, Roma, Livorno, Genova, fino a Marsiglia, ove avrebbe sbarcato il prezioso carico dei coniugi Lang-Willar.

FONTE: LA FEMMINA MORTA DI STEFANO MAGLIOCCHETTI
RACCONTI ORALI, FORUM DEI MONTI ERNICI.
SITO: ASSOCIAZIONE LA VETTA DI VEROLI.