Roma, le baracche e Don Roberto Sardelli orgoglio di Pontecorvo e della Ciociaria.

novembre 8, 2019 0 Di Alex Vigliani

Di Alex Vigliani
La storia delle baracche poggiate contro gli acquedotti di Roma la scopro qualche giorno fa, mentre prepariamo con Itinarrando la visita al Parco degli Acquedotti. Non ne sapevo niente e men che meno sapevo di Don Roberto Sardelli sacerdote di Pontecorvo ma a Roma.
Fino agli anni ’70, anzi agli anni ’80 quando poi le baracche saranno demolite, a Roma uomini e donne vivevano in queste “abitazioni” – ricavate da pezzi di lamiera poste in modo più o meno geometrico, prive di pavimentazione e servizi igienici. Non avevano nemmeno l’acqua – e questo nonostante la vicinanza agli acquedotti, in particolare il Felice, l’ultimo fatto costruire da Papa Sisto V nel 1500. Utilizzavano una fontana pubblica e una latrina all’aria aperta. E quando le donne andavano al “bagno” i loro mariti si ponevano, braccia allargate, dinanzi la “turca”.
I bambini non andavano a scuola, non c’era alfabetizzazione e alcuni morivano di malattia come capitato a due nel 1968 morti per broncopolmonite.
A raccontare della morte e dare indicazioni su quanto accadesse è proprio Don Roberto Sardelli attraverso il contenuto di una lettera scritta di proprio pugno e indirizzata all’allora sindaco di Roma. E lo fa perché ne è parte di quel mondo che chiama “inferno”. Ne è divenuto parte quando dopo aver acquistato una baracca da una prostituta ne fa una scuola: la scuola 725.
Un sacerdote in prima linea che aveva scoperto quasi per caso la povertà di quella zona. Lo viene a sapere mentre celebrando un matrimonio chiede ai due sposi quale sia la loro residenza. “Abitiamo alle baracche”. E
Da quel momento in poi per il sacerdote di Pontecorvo quella dei “baraccati” diventa una missione.
Così nasce la favola bella di Scuola 725 dal numero civico assegnato al casotto che accoglieva quei bambini che nella scuola pubblica che frequentavano al mattino finivano spesso nelle classi differenziali.
– Lo studio come leva per uscire da una situazione umiliante in cui la città del centro li aveva gettati – racconta il Sacerdote cui l’università Roma Tre ha conferito la laurea Honoris Causa.
La storia di questa che l’Università ha considerato “una delle più straordinarie iniziative di pedagogia popolare in Italia nel secondo dopoguerra” è tutta raccontata nel libro edito dal Sardelli e chiamato “Vita di Borgata”.
Sardelli è morto nel febbraio di quest’anno (2019) nella sua Pontecorvo con fin troppo silenzio intorno per un uomo che nella sua semplicità ha migliorato la vita di tanti ragazzi e si è adoperato per il prossimo.
Delle baracche oggi resta poco o niente, qualche testimonianza a ricordare la Roma che fu in una città in cui pur cambiando gli alloggi, le ubicazioni e i protagonisti con la povertà purtroppo deve fare ancora i conti.